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Festa del Grano a Dogliola

Prima domenica di agosto - Dogliola (CH)
La Festa de lu ganopp’l, un fascio di spighe di grano, che celebra la fine del raccolto. Una festa che ha le sue radici negli inizi del ‘900 e che da soli pochi anni, la prima domenica di agosto, è tornata ad animare la piazza del piccolo. A Dogliola (CH) piccolo paese dell'alto Vastese, nel giorno della Festa di San Rocco, i devoti a questo Santo taumaturgo gli offrono ogni ben di Dio. La festa cade in prossimità della mietitura, e per questo si possono ammirare trattori addobbati con tantissime spighe di grano. Una volta si offriva solo grano, e questo andava a coprire le spese della festa. I donatori si danno appuntamento fuori del paese. Quando tutti sono presenti al raduno, si parte in corteo accompagnati dalla banda per arrivare nella piazza antistante la Chiesa del Santo.

Il momento solenne della giornata è quando il parroco impartisce la Benedizione dei carri contenenti oltre al grano anche altri prodotti tipici della terra. Con questo gesto sacro si vuoI ringraziare il buon Dio per il raccolto e propiziare una migliore annata per la prossima stagione. I prodotti benedetti, vengono portati per le vie del paese come se al loro passaggio propagassero i loro benefici all'intera comunità. Prima dell'avvento della tecnologia, i doni venivano portati con asini e muli ma purtroppo oggi in paese questi animali da soma sono scomparsi, uno solo ne è rimasto, e la sua presenza nella sfilata sta a ricordare il tempo che passa. E' una festa gioiosa soprattutto per i bambini che si rendono partecipi indossando costumi abruzzesi e animando i caratteristici carri. A conclusione della sfilata e dopo la Santa Messa, San Rocco viene portato in Processione attraversando vie e viuzze del paese.

E' di rigore che almeno una volta l'anno venga portato per il paese in modo da poterlo proteggere da tutti i mali presenti e futuri. San Rocco confessore del XIV secolo. Rocco, il rosso, come vorrebbe una diffusa etimologia del nome, poco plausibile per i linguisti. Un nome non comune, ma neanche raro, che forse è destinato a scomparire, come si affievolisce il culto del Santo a cui il nome deve la sua diffusione, personaggio metà storico e metà leggendario. San Rocco è, o meglio fù, il pellegrino per eccellenza, e anche il suo abbigliamento, perpetuato dagli artisti, è restato tipico del pellegrino: cappello largo per riparare dalla pioggia e dal sole, mantello a mezza gamba, detto proprio .. Sanrocchino .. o "Sarocchino" e in mano il bordone, cioè il lungo bastone, con appesa la zucca per l'acqua. Sotto il mantello, in cintola, un rosario dai grossi grani, e sul petto, simile a un ornamento araldico, una conchiglia marina, che era, per il pellegrino, l'indispensabile strumento per attingere l'acqua, dalle polle a fior di terra come dai fiumi impetuosi. Il San Rocca della leggenda e della storia nacque a Montpelier, in Francia, verso l'anno 1300, da famiglia onorevole anche se non nobile. Restato orfano non ancora ventenne, divise tra i poveri le proprie sostanze e parti alla volta di Roma, pellegrino come tanti altri verso la sepoltura degli apostoli. Fu il primo, ma non l'ultimo viaggio devoto del pellegrino per eccellenza, il quale pero' si accorse presto che lo spostarsi a piedi, solo e povero ,da un santuario all'altro, poteva essere un ottimo esercizio ascetico, ma non era ancora eroica santità. Complice nella sua decisione fu la peste, che in quegli anni devastava l'Europa, e l'Italia in modo particolare. Ad Acquapendente, sulla via di Roma, il pellegrino si dedico con fervore alla cura degli appestati, senza temere il contagio del terribile morbo. Da allora, ogni città in cui San Rocco fece tappa Roma, Cesena, Novara, Piacenza fu palestra della sua inesauribile carità verso gli appestati, lievitata dal soprannaturale fermento del miracolo. Anch'egli contrasse la malattia, e con la gamba dolorante per un bubbone, si fermo' in riva al Pò, presso Piacenza, isolato da tutti per non essere di peso a nessuno. Si dissetò con l'acqua di una polla , e si sfamò con il magro cibo che ogni giorno un cane randagio gli portava, quel cane che appare immancabilmente in tutte le raffigurazioni del Santo pellegrino. Già il suo nome correva sulla bocca del popolo come quello del prodigioso soccorritore di Piacenza, quanto il Santo, guarito, volle riprendere la strada di casa tornando a Montpelier. Nessuno lo riconobbe; anzi, venne scambiato per una spia e rinchiuso in carcere.

Per cinque anni si consumò nella reclusione, finchè morì, il. giorno dell'Assunta del 1327, e solo allora venne !riconosciuto dai contadini e dai parenti. La leggenda aggiunge che le reliquie del Santo di Montpelier vennero poi trasportate a Venezia, dove la sua devozione fiorì in modo particolare. E fiorì anche l'arte, nella Chiesa a lui intitolata nella contigua cosiddetta "Scuola di S .Rocco", dove il Tintoretto, nel 1500, dipinse le sue suggestive e frementi tele.

Nel pomeriggio, i doni votivi vengono portati nuovamente in piazza e messi all'asta dove una folla di persone cerca di aumentare l'offerta in modo da portarsi a casa gustosi e tipici prodotti locali. Il ricavato dell'asta va a coprire le spese della festa. La festa del grano a Dogliola è una manifestazione che accomuna tutte le generazioni. A conclusione di giornata, tutti fanno ritorno alle loro case, ed anche l'asino che per un giorno ha avuto il suo ruolo importante fa ritorno alla stalla accompagnato dal padrone.

Per maggiori informazioni

Sito Comune di Dogliola

Ultima modifica 08/06/2015 ore 16:01
Fonte / Autore: ​Sito Comune di Dogliola


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